Maturità individuale e maturità sociale
- 12 dic 2016
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Nell'epoca di Peter Pan parlare di maturità è fuori luogo. A chi non piace gioire, ridere e scherzare. A chi non piacciono la leggerezza e la gioia di vivere. Solo ai fessi. Ma un conto sono la gioia di vivere, l'allegrezza, la vitalità, virtù talvolta naturali, talvolta forgiate nelle persone perfino nelle più grandi avversità, un conto è quell'immaturità umana di fondo che procura una immensità di problemi a se stessi, agli altri e alla collettività. A me pare che, la nostra epoca sia l'epoca di una adolescenza perseverante che si protrae per molti anni anche nella fase dell'adultità e che fa sì che, pur essendo quarantenni, cinquantenni, e pure sessantenni, nella realtà ci comportiamo come bambini.
Siccome un prototipo di questa immaturità la abbiamo avuta come premier, e indubbiamente anche i trascorsi non veleggiavano sulle ali dello spessore umano, bisogna avere il coraggio di ammettere che, come società siamo messi male. Se questi sono i modelli, ragazzi miei, è il caso che costruiamo una bella officina del cambiamento.
L' educazione dovrebbe occuparsi di due piani di educazione e sviluppo. L'uno, individuale e relazionale per favorire una maggiore coscienza individuale e relazionale, e l'altra sociale e collettiva, onde stimolare invece la maturazione delle masse a individualità matura.
Che significa questo? Che sono gli individui che compongono la massa sociale. Individui di valore e sostanza costruiranno società di sostanza. Individui loro stessi privi di carattere, spessore, valore umano, solidità, ma anche talvolta delle principali virtù umane, quali l'empatia, l'onestà, la cura della sostanza prima della forma, la allegria piena di chi sa godersi e ridere della vita e nel contempo la sa prendere sul serio, che tipo di ruoli di peso incarneranno? E se, alcune immaturità a ciascun essere umano sono concesse perché nessuno è perfetto, quelle invece profonde no, perché sono causa di grandi problemi, alla prima società che è la famiglia ed in seguito alla collettività. A partire da noi stessi e dalle relazioni che abbiamo, quelle più intime, dobbiamo cercare di avere sempre interlocutori maturi.
I bambini, gli immaturi e gli irresponsabili, cacciamoli con un bel NO, detto non solo ai referendum, ma nella vita quotidiana e soprattutto ovunque li troviamo. Non vedo proprio per quale malsano copione storico, esistenziale e sociale ci dobbiamo tenere le mezze calzette ovunque.




























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