Mafia e mentalità mafiosa
- 6 giu 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Fatico davvero a comprendere il motivo per cui si ha tanta paura davanti alle grida e alla rabbia di un giusto che chiede giustizia e non dell'aggressività quotidiana della mafia sul tessuto della società contemporanea.
In queste ore in cui, la Prima Corte Penale della Cassazione, per la prima volta ha accolto le richieste di scarcerazione di un boss mafioso mossa dalla pietas e invocando la correttezza di uno stato di diritto, ma contraddicendo il 41 bis nato proprio per proteggere la collettività nell'ottica di una protezione ambientale dalla mafia, ha fatto specie a qualcuno la rabbia di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo che da tempo combatte affinché venga fatta luce sulla morte del giudice e sulla trattativa stato-mafia su cui sta indagando Nino di Matteo. In una società dove ogni giorno la mafia impone la sua aggressività attraverso appalti truccati, sentenze comprate, mazzette sottobanco per ogni evenienza, leggi fatte alla fattispecie del politico indagato di turno, facendo amabilmente leva su corrotti, indifferenti, molli e cretini nelle istituzioni, fanno paura i giusti che si uniscono nelle piazze per dire a gran voce che questo modo di operare non va più bene e deve essere cambiato. Ma che paese può essere quello in cui in luogo di tutelare le richieste di un onesto, viene continuamente tutelata la modalità di agire della mafia? C'è in effetti da porsi almeno un dubbio: i giudici della prima corte di cassazione avranno agito veramente per legge e diritto e con convinzione oppure hanno agito per paura nei confronti di ritorsioni da parte del boss? Non serve, sapete che il boss minacci apertamente, è sufficiente il condizionamento che l'essere umano si porta appresso in base a cui è meglio soccombere al potere per non avere problemi che prendere posizioni scomode quando occorrono. Insomma, meglio un popolo incazzato che un boss mafioso alle calcagne. Ed è così che, a spron battuto di un secondo, gli araldi della giustizia divengono difensori pietosi di un boss della mafia che, dopo aver ucciso un numero 'inquantificabile' di persone ha diritto a una morte dignitosa fuori dal carcere. Per fortuna - non ovviamente per loro - la sentenza è ancora discutibile da parte di altri giudici che il 7 luglio saranno chiamati a prendere invece una posizione molto scomoda. Qui ben mi tornano le parole del giudice Falcone a proposito di mentalità mafiosa. '' Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale.''.
La mafia non è solo Cosa Nostra. Ma che Cosa Nostra sia una 'roba' tutta italiana e che poi si è diffusa ovunque, la dice lunga sulla mentalità del popolo su cui ha attecchito. Gli italiani sono il popolo degli intrallazzi, dei furbi, dei tarallucci e vino, mica degli onesti. Ed è per questo che in questo paese tanto bello, ma anche tanto pieno di merda, le persone perbene, quelle che vogliono lavorare, vivere una vita dignitosa senza rubare, con un salario doveroso per quanto hanno studiato e si sono impegnati, le persone che entrano in un aula di giustizia convinti che esista qualcuno che prenda le difese di un debole che sia esso uomo o donna, deve deporre le armi della speranza e imbracciare invece quelle di una rivoluzione culturale prepotente e ferma, perché la prima cosa contro cui dovrà combattere è con una mentalità tutta da cambiare. Non c'è altra via per stimolare il cambiamento che continuare a prendere a spallate il sistema sperando che prima o poi vi sia una spallata decisiva.




























Commenti